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giovedì 27 ottobre 2016

RI - Volley, Marco Balducci: "Bvolley sinonimo di qualità e garanzia"

Bvolley: A poco più di due mesi dall’inizio della nuova stagione abbiamo intervistato il Coordinatore Generale del Bvolley Marco Balducci:
Innanzitutto le chiediamo di spiegarci brevemente  che cos’è il progetto Bvolley, quando è nato e perché?
"Ciao, il Bvolley è innanzitutto un marchio ed è nato 10 anni fa con l’obbiettivo di regalare agli atleti ed alle atlete più promettenti delle società della provincia, un’opportunità di crescita tecnica di livello sul nostro territorio. Eravamo abituati ad essere “saccheggiati” da altre realtà a noi vicine e la scelta, con il senno di poi, ha sicuramente pagato. Oggi in quasi tutte le prime squadre delle società della Provincia di Rimini giocano ragazze che sono passate dal progetto Bvolley, per noi è un grande vanto e sintomo che stiamo facendo le cose bene". 
Che cosa vuol dire far parte di un progetto così importante?
"Fare parte di questo progetto vuol dire mettersi in primo luogo in discussione. Ogni persona che è venuta in contatto con il nostro mondo ci ha dato qualcosa per migliorare e speriamo di aver lasciato anche noi qualcosa. Nello stesso tempo è una responsabilità, che non ci spaventa perché sappiamo che se le cose vengono fatte attraverso il confronto ed il rispetto non ci sono ostacoli insuperabili".    Come riuscite a far collaborare e coesistere tante società sportive diverse?
"Certamente è una bella sfida, ma per farla funzionare nel modo in cui lo stiamo facendo va detto che ognuno deve mettere il proprio mattoncino e senza l’impegno delle società oggi Bvolley non sarebbe quello che è. Se il Bvolley è il progetto giovanile più importante e longevo mai nato sul territorio, tanto lo si deve ai presidenti che ci credono fortemente ed ai collaboratori che nel nostro caso fanno la differenza prima di tutto come persone".
Perché spesso il Bvolley viene citato come una grande famiglia e non una società sportiva come tante altre?
"Perché questo deve essere lo spirito. Condividere momenti di gioia sono capaci tutti, farlo quando le cose si fanno difficili è più complicato, ma se si crede nel valore della famiglia, non c’è ostacolo che possa fermarci. Certo è una famiglia un tantino allargata ma così non corriamo il rischio di annoiarci! (sorride ndr)".
Quali sono i vostri punti di forza e quali invece le criticità da migliorare?
"Fermo restando che da migliorare c’è tanto, il nostro punto di forza credo siano le persone che oggi ruotano attorno al Mondo Bvolley. Quando il nostro cammino è iniziato, c’era il toto scommesse su quanto fosse durato, e se siamo ancora qui, tanto lo si deve a tutti coloro che a vario titolo collaborano o hanno collaborato per la realizzazione di questo progetto. Non smetterò mai di ringraziare chi dedica il proprio tempo per regalare un’opportunità ai nostri ragazzi ed alle nostre ragazze. Magari ci fosse stata anche in passato!".
Alle ragazze ed ai ragazzi che vestono la  maglia Bvolley quali suggerimenti si sente di dare?
"Considerando che anche io sono stato giocatore, poi allenatore ed ora studio per essere un discreto dirigente, mi sento di dir loro che devono essere orgogliosi di fare parte di questo gruppo. Se ne fanno parte vuol dire che ne hanno le capacità e devono credere sempre in loro stessi".  
Sappiamo che lavorando con atleti giovani tanti sono i fattori che incidono sulla loro crescita, ma l’allenatore ha un ruolo fondamentale?
L’allenatore è il punto di riferimento per i nostri giovani ed ha quindi la responsabilità non solo della loro crescita tecnica ma anche di quella umana. Deve credere in ogni ragazzo o ragazza che gli viene affidata, deve dare sempre il massimo e prendere coscienza che è la punta dell’iceberg del gruppo di società. Di certo una grande responsabilità e per questo gli viene richiesta tanta professionalità". 
Per questa nuova stagione quali sono le novità e gli obiettivi più importanti?
"L’obiettivo è quello di continuare ad essere un punto di riferimento per tutto il movimento puntando l’attenzione sul concetto di fare cultura. E’ fondamentale che tutte le componenti del nostro mondo facciano questo step, da noi dirigenti ai tecnici, dai ragazzi alle famiglie, dalle società al movimento più in generale. Da qui poi si può partire per fare altri passi importanti.
In merito alle novità devo dire che ce ne sono tante, ma se devo sceglierne una, direi il progetto Bvolley Young che ha l’obiettivo di dare le linee di lavoro tecniche ed organizzative da sviluppare nel minivolley fino all’under12-13. Come dicevo prima bisogna fare cultura ed andava creata anche quella di un modo di lavorare in palestra differente. Il prof. Bosetti in questo è stato fondamentale, ma ora tocca a noi e mi sembra che le cose stiano cambiando. Cambiare non è facile, la strada intrapresa è quella giusta ed ognuno di noi deve credere di riuscire a fare meglio di quanto fatto fino ad oggi. Ho piena fiducia e spero che entro due tre anni potremo raccontare di una svolta consolidata".  Immaginiamo che tante siano le ore spese per gestire ed organizzare al meglio un gruppo come il vostro, si sente soddisfatto, ne vale la pena?
"Se ne vale la pena? Ma assolutissimamente sì. Non è una critica, e ritorniamo al discorso cultura. Mi piacerebbe che tutti si rendessero conto che noi, ed in particolare i presidenti, cercano di dare il massimo per riuscire a tenere vive queste socieà senza le quali verrebbe a mancare una parte fondamentale del tessuto sociale. Oggi è sempre più difficile gestire un gruppo come questo o una società fortunatamente dietro a qualche incidente di percorso ci sono famiglie, ragazzi ed istituzioni che esprimono un ringraziamento per quello che facciamo. Ed infine ci saluti con un auspicio per questa nuova stagione…
Colgo l'occasione per fare un grosso in bocca al lupo alle squadre Bvolley, alle formazioni delle società del gruppo e vi lascio con le parole di Cesare Prandelli ex ct della nazionale italiana di calcio: 'La pratica sportiva è un microcosmo della vita fatto di sacrifici, applicazione nel lavoro, rispetto delle regole, successi e delusioni. Ma è soprattutto un modo sano di intendere la vita, a prescindere dai risultati che ciascuno può ottenere'.".

Ufficio Stampa
foto Ufficio Stampa

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