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lunedì 11 luglio 2016

SM - Calcio, Diawara e il caso dei 'fenomeni' scontenti

Calcio: "Generazione di fenomeni, siamo noi", cantavano gli Stadio nel 1991. 1991, ovvero quando né Amadou Diawara né Keita Balde erano ancora nati. Il primo classe 1991, il secondo nato nel 1995. Accumunati dall'essere in rotta con le loro società, rispettivamente Bologna e Lazio.
Entrambi sono ad un bivio con il loro club: il bolognese chiede la cessione, scontento del  proprio stipendio - si parla di 3000 euro all'anno con un accordo in scadenza nel 2020 -, il laziale vuole un ritocco dell'ingaggio - circa un milione di euro in più rispetto ai 500 mila euro annui attuali - con un contratto che lo lega ai biancocelesti fino al 2018.
Il primo ha esordito nella scorsa stagione in serie A dopo che i felsinei lo avevano prelevato dal San Marino Calcio appena retrocesso in serie D, il secondo arriva dalla cantera del Barcellona, coi blaugrana che lo lasciarono andare perché il ragazzo coi piedi ci sa fare ma fuori dal campo è indisciplinato, o almeno così si dice.
Entrambi hanno trovato un modo singolare per esternare il loro malcontento: il mediano della Guinea non si è presentato al raduno del Bologna, lo spagnolo con passaporto senegalese ha spento il telefono e non si è fatto trovare al momento di partire per il ritiro precampionato. Senza avvertire. Senza uno straccio di scusa o di certificato medico.
Diawara, tramite il suo agente, fa sapere che il Bologna ha avuto offerte per far partire il suo assistito ma che sono state rispedite al mittente: ora in corsa per aggiudicarsi le prestazioni sportive dell'ex San Marino ci sarebbero Valencia, Roma, Napoli e Juventus. Il Bologna, per il suo cartellino, chiede 20 milioni e le offerte migliori pervenute fino ad ora si fermerebbero ai 12 milioni più qualche contropartita tecnica. Il procuratore di Keita sta offrendo il suo assistito a mezza Europa (prezzo, 25/30 milioni): Inter, Juventus, Real Madrid e Barcellona si sono visti arrivare autocandidature.
Perché tutto questo? Non basta un accordo firmato tra club e giocatore? Non basta un contratto firmato dal calciatore senza che nessuno lo abbia costretto a farlo?
Diawara è alla sua prima stagione in serie A e deve ancora dimostrare molto, se non tutto, o per lo meno dovrà confermarsi negli anni. Keita invece ha mostrato di essere giocatore valido ma discontinuo. Nonostante questo, dall'esterno pare che qualcuno li fomenti, mettendo in crisi le loro squadre. Con il rischio che questi giocatori si brucino, finendo in società che vede i giocatori in questione solo dei rincalzi: rischiano di faticare per trovare un posto da titolare che, giustamente, nessuno gli assicura. I meriti vanno conquistato dentro al campo, durante gli allenamenti settimanali, durante le partite, e non per grazia ricevuta.
Come andranno a finire queste telenovelas? Ci auguriamo bene, per tutti, sperando che i club smettano di essere ostaggio dei ricatti, più o meno velati, da parte dei giocatori e di chi li assiste.

Simone Feroli
foto Zimbio.com

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