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lunedì 25 gennaio 2016

FO - Basket, dalla pallacanestro al mentalismo: ecco Francesco Tesei. "Quella volta con Datome..."

Basket: Forlivese classe 1972, Francesco Tesei è riconosciuto come il mentalista più importante d'Italia, Tesei ha iniziato come mago, ingaggiato da una importante compagnia di crociere. Poi libri, passaggi televisivi - da Mistero a Il senso della vita ma non solo - dvd ma soprattutto il riconoscimento più importante di tutti: quello del pubblico. Ovunque vada, il teatro registra il tutto esaurito.
Ma non tutti sanno che Tesei è partito nientemento che dal...basket. Attualmente in tournée nei teatri (qui tutte le date), Tesei ha risposto alle nostre domande tra uno spettacolo e l'altro. Per questo - e per le foto - lo ringraziamo.

Partiamo dalla pallacanestro: come è nata la tua passione?
"Passione di famiglia: mio padre, Massimo, da giovane ha giocato in prima squadra a Forlì (allora si chiamava Becchi), e poi ha fatto per tanti anni l’allenatore. È stato lui ad avviarmi al mini basket, da bambino, e poi al basket".
Dal basket al...mentalismo: quali sono stati i passaggi intermedi che ti hanno portato a diventarne il massimo esponente italiano?
"Sicuramente il passaggio intermedio è stato l’illusionismo. Ero sempre stato appassionato di giochi di prestigio, e intorno ai vent’anni ho potuto trasformare questa passione in un lavoro che nei successivi 15 anni mi ha portato in giro per il mondo. Sono stati anni molto belli: ero ragazzo e avevo la fortuna di essere pagato per fare una cosa che mi piaceva molto, e in più mi dava l’oppotunità di visitare luoghi lontani e incontrare persone interessanti. Poi, superati i 35 anni, ho cominciato a sentire la voglia di tornare a casa, e il mentalismo mi ha permesso di lavorare in Italia e tornare a vivere stabilmente a Forlì".
Cosa pensi quando sali sul palco e vedi i teatri sold out?
"Ovviamente c’è soddisfazione. Non ho inventato io il mentalismo: è un’arte antica quanto l’uomo. Però io sento di aver dato il mio contributo personale. Ho reso il mentalismo contemporaneo più popolare nel nostro paese, l’ho portato in televisione, in libreria e a teatro con una serie di tour che ha raccolto nel tempo oltre centomila persone (e per il teatro, sempre in difficoltà, sono numeri interessanti)".
Ma soprattutto, credo di aver fatto sbocciare in tanti giovani l’amore per quest’arte. Ne ho un riscontro evidente al termine dei miei spettacoli, quando incontro il pubblico che esce da teatro, e attraverso i social network, dove ricevo molte lettere di appassionati, più o meno giovani, che mi chiedono consigli. Abbiamo bisogno di esempi, di figure di riferimento alle quali aspirare. Questo è evidente soprattutto nello sport: quanti ragazzini giocano nel campetto sognando di essere Kobe Bryant o Michael Jordan? Anch’io da bambino mi immaginavo nei panni di Magic Johnson, perché era il periodo delle mitiche sfide tra L.A. Lakers e Boston Celtics… Ecco, alcuni di questi bambini di oggi diventeranno i campioni di domani, trasformando i loro sogni in qualcosa di concreto".
Spettacoli, libri, dvd, passaggi in tv: il tuo presente è migliore di come lo avevi immaginato?
Io ho semplicemente seguito ciò che amavo, senza fare troppe speculazioni sul futuro. Ho seguito le mie passioni in maniera seria, con impegno e anche con un certo spirito critico nei miei confronti. Quello che facevo doveva avere un valore prima di tutto per me e in senso assoluto. Potrei dire che tutto quello che è arrivato sia la diretta conseguenza, ma sicuramente ho anche avuto fortuna. Se mi guardo indietro non ho assolutamente alcun rimpianto, e anche solo per questo mi sento fortunato.
E' difficile mantenere i piedi per terra?
"Dipende da quanti anni hai, dalle esperienze che hai avuto e dalla tua maturità. Credo che sia più difficile, ad esempio, per un ragazzino che a 15 anni improvvisamente diventa una pop-star adorata da milioni di fan, o per un ragazzo che diventa un campione dello sport e guadagna milioni. Il mentalismo non è così “pop”… e io sono ben conscio che anche la mia carriera avrà una fine. Se si rincorre la celebrità fine a se stessa, non se ne avrà mai abbastanza e si vivrà male il periodo in cui l’onda della popolarità comincerà a scendere, e credo che questo valga sia per lo spettacolo che per lo sport (anche perché oggi lo sport ad alti livelli è soprattutto un evento mediatico, uno “show"…).
Il mentalismo può essere applicato nello sport? O meglio: il mentalismo potrebbe aiutare un atleta specialmente nelle discipline di squadra?
"Il mentalismo fonde illusionismo e psicologia. Senz’altro un allenatore deve sapere come gestire gli stati d’animo, gli umori, le pressioni e le “paure” dei suoi giocatori ma in questo caso non c’entra il mentalismo in toto, ma il lato psicologico della questione. In altre parole, il mentalismo utilizza certi aspetti aspetti della psicologia, e così deve fare un allenatore e, a suo modo, anche ogni giocatore. Credo che sia questo il punto di incontro, e non è un caso se, per una puntata del mio programma televisivo, ho voluto incontrare Gigi Datome per una “sfida" molto particolare. Lui tirava e io “difendevo”, dall’alto dei miei (pochi) centimetri… Sono riuscito a prevedere quanti canestri (e in quale ordine) avrebbe realizzato in una serie di dieci tiri da tre punti. È stata una partitella molto divertente, che potremmo intitolare "un campione di basket contro un cavaliere Jedi”..."
Che tu sappia, esistono squadre che lo applicano?
Lo sport - soprattutto quello di squadra - è sempre più tattico e più tecnico. Certi strumenti si aggiornano (penso agli allenamenti di calcio filmati dai droni…) ma altri rimangono gli stessi, e hanno a che fare soprattutto con l’intelligenza e la sensibilità dei singoli: giocatori, allenatori, ma anche dirigenti.
Il mentalismo funziona come spettacolo, a teatro. La cosa che più ci si avvicina nello sport sono i “mental coach”, e credo che - se capaci - possano senz’altro svolgere un lavoro importante all’interno di una squadra. Ne conosco alcuni preparatissimi, che sono stati miei mentori sull'uso di certe tecniche di comunicazione.
Il mentalismo può essere considerato una sorta di approccio psicologico?
"Diciamo che ne è la versione spettacolare. Non bisogna dimenticare che c’è sempre una parte di illusionismo. Il gioco sta nel confondere e sfocare il confine tra psicologia e illusione: questo produce un risultato molto suggestivo, che lascia a bocca aperta ma contemporaneamente può fornire agli spettatori alcuni spunti interessanti da mettere in prospettiva con la propria quotidinianità, i propri pensieri e comportamenti".
Sei di Forlì e, nelle pause dal tuo lavoro, torni in città: quando sei lontano senti la nostalgia della tua terra?
"Quando facevo l’illusionista stavo all’estero dieci mesi all’anno. Ora non è più così: quando devo fare uno spettacolo vado e torno di solito in un paio di giorni, e questo mi permette di passare tempo a casa. C’è poi tutta la parte di studio, di ricerca, e di realizzazione di progetti (penso ad esempio al periodo in cui scrissi il libro per Rizzoli) che svolgo nella tranquillità del mio studio a Forlì insieme ai miei collaboratori".
Nella biografia del tuo sito Ilmentalista.com racconti di avere due topi da laboratorio ai quali cerchi di insegnare a giocare a scacchi: ci sei riuscito?
"Ah ah! Confesso che quella era una battuta, e lo dico prima che bussi alla mia porta qualche animalista...".
Per chiudere, un consiglio ai nostri lettori.
"Negli sport di squadra, come il basket, si deve imparare presto a conoscere i compagni e creare un legame di affiatamento che comincia durante gli allenamenti. Questo è un tipo di “training” che ci si porta con sé anche al di là dello sport: non a caso molti allenatori di successo sono invitati in ambiti aziendali per insegnare le loro strategie di “team building” e gestione delle “risorse umane”. Il mio umile consiglio, quindi, è di fare sport a prescindere dai risultati apparenti nell’immediato. Il basket, oltre ad essere uno sport bello e “intelligente”, può insegnare molto anche fuori dalla palestra..."

Francesco è molto attivo sui social: facebook, twitter e youtube

Simone Feroli

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