Fino a metà degli anni '90 frotte di cestisti più o meno capaci affollavano il campetto di pietra con una superficie che 'grattava', a mo' di carta vetrata. Si improvvisavano sfide tra persone sconosciute, dei 5 contro 5 allo sfinimento, fino a che il sole non tramontava. Era facile anche partecipare o ad assistere - in attesa del proprio turno - a partite con tre giocatori da una parte e quattro dall'altra. Succedeva di tutto. Anche il ritrovarsi, la domenica pomeriggio, in solitudine cercando di piazzare più liberi che si poteva.
Chi voleva accedere al campo doveva scavalcare il non troppo alto muro - con i vetri piazzati in cima, cosa impensabile ora - mentre i più piccoli e magri riuscivano a passare tra piccole finestrelle poste nel muro stesso. Fino a quando non chiusero queste finestrelle col filo spinato.Un giorno venne tassativamente vietato l'ingresso al campetto, complice anche la presenza di uno o più pastori tedeschi di proprietà del custode. Qualche temerario si avventurava, ma poi la voglia passò ed obbiettivamente il gioco non valeva la candela. Fu così che il campo iniziò a perdere il suo splendore, canestri e tabelloni andarono in malora e delle vecchie sfide di un tempo rimase soltanto l'aurea leggendaria del ti ricordi quando...? Ora la situazione non è cambiata di molto. Un piccolo strato d'erba ricopre parte del campetto, i canestri sono là, inutilizzati. Di sfide, nemmeno l'ombra. Nemmeno di tiratori solitari. E chissà che qualche adulto, passando da quelle parti col figlio, gli racconterà di quando si scavalcava all'Iti...

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