Volley: Massimo Botti è una sorta di leggenda, dalle parti di Forlì. In Romagna ha completato la sua formazione da giocatore dopo gli esordi con la Maxicono Parma e la chiamata nella Nazionale di Julio Velasco. In Romagna ha conosciuto la sua Rossana, sorella del suo ex compagno Antonio Costantini, con la quale ha messo su famiglia, il tutto coronato dall'arrivo di due bambini. La sua bacheca personale è molto ricca: un Europeo Juniores, due Coppe Cev, una Coppa Italia di A1, due Scudetti, due campionati di beach volley 4x4, due Campionati di A2, due Coppe Italia di A2 ed una Challenge Cup. Ora è passato dal campo alla panchina. Classe 1973, l'ex centrale e opposto, allena l'Ongina Volley, club di Monticelli d'Ongina - club del girone A di serie B -, vicino a quella Piacenza che gli ha dato i natali.
Grande persona e grande giocatore, Botti è stato al centro, nel lontano 1998, di un'intervista per un quotidiano romagnolo, primo articolo redatto dal sottoscritto. Il titolo'? "Botti, Pasta di Capitano".
Da qualche stagione sei tornato a casa, ovvero a Monticelli, a due passi dalla tua Piacenza.
"A casa si sta bene. E' abbastanza naturale quando si conclude un percorso, si torna alle radici e ai punti di riferimento. I miei figli sono grandi, io vecchiarello, ho pensato di aprire una piccola attività e una realtà come Monticelli era perfetta per conciliare le due cose".
Hai appeso le ginocchiere al chiodo e sei diventato allenatore. Com'è stato il salto dal campo alla panchina?
"Fare un bilancio è affrettato. Avevo maturato l'idea di smettere da un po' perché l'anno scorso sentivo qualche acciacchino, mi stavo accorgendo che arrivavo alla partita stanco, con la testa c'ero ma fisicamente facevo più fatica. Mi è stato offerta la possibilià di allenare, il coach dell'anno scorso ha fatto un passo a lato. E' impegnativo fare l'allenatore, preparare allenamanti e partite, a livello fisico ci sono benefici ma a livello mentale sei impegnato tutta la settimana".
Hai indossato la maglia della Volley Forlì dal 1995 al 2002, conquistando due campionato di A1 e due volte la Coppa Italia. Cosa rappresenta per te la città di Forlì?
"Di Forlì a livello umano ho ricordi meravigliosi, qui è avvenuta la mia definitiva maturazione come giocatore e come persona. Sono arrivato da Parma come giovane di belle speranze, dovevo dimostrare di essere all'altezza e Forlì era l'ambiente perfetto, mi ha fatto maturare e crescere, è un ambiente meraviglioso. Arrivi a Forlì ed è difficile andare via. Il presidente Giovanni Gavelli, il dirigente Gilberto Marchi, la segretaria Nerina...a Forlì sono rimasto legato, qui è nato mio figlio, ho conosciuto mia moglie, mi sono sposato nella Cattedrale ed abbiamo bloccato mezzo centro storico...".
Ora in panchina a Forlì c'è Gabriel Kunda, che si sta comportando davvero bene, ma un giorno ti piacerebbe allenare la Volley Forlì?
"Mi piacerebbe, ma ancora devo capire se allenare è una opportunità o solo una bella parentesi del dopo lavoro. Ma ovviamente si, sarei onorato".
Hai giocato con Vigor Bovolenta: un tuo ricordo personale di Bovo.
"Di Bovo ho tanti ricordi, era una persona alla quale ero molto legato. Vigor era una persona che riusciva a scindere in maniera netta il lavoro da tutto il resto. Quando uscivamo dalla palestra non parlavamo mai di pallavolo, così ti faceva evadere dai pensieri".
In carriera Botti ha indossato le casacche di Libertas Piacenza, Colser Parma, Maxicono Parma, Volley Forlì, Copra Piacenza, Giotto Padova, Taviano, Verona, Perugia, Reggio Emilia e Molfetta.
Simone Feroli
foto Volleycov.com/Legavolley.it
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giovedì 10 novembre 2016
FO - Volley, parla Botti: "Forlì mi ha fatto crescere. Ora alleno. E Bovo..."
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